La possente rocca di Burgos, sentinella del Goceano

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Gen 19, 2018
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Il castello di Burgos è una struttura imponente, arroccata su di un picco granitico ai piedi del monte Rasu. Prende il suo nome dal piccolo borgo che si sviluppò nel tardo medioevo alla sua base. La fondazione dell’insediamento fu predisposta dal grande judike d’Arborea Mariano IV, all’epoca visconte del Goceano.

Visibile da grande distanza, al confine di tutti e quattro i giudicati dell’isola, era la saracinesca del dominio di Torres in un’area d’importanza strategica assoluta. Sito nell’alta valle del Tirso in cui si era sviluppata una discreta attività agricola e pastorale, monitorava l’afflusso di mercanti che si recavano nel regno. Per questo motivo la fortezza fu al centro di buona parte della storia sarda medievale, vedendo passare sovrani ed eserciti per secoli.

Struttura del castello di Burgos

La rocca venne dotata di ben tre cinte murarie e un’ampia cisterna. Vantava poi una torre a pianta quadrata di due piani e alta circa sedici metri. Quest’ultima garantiva vista e controllo su di un amplissima area tutt’intorno al centro fortificato.

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Secondo le fonti principali, la prima struttura militare venne edificata intorno al 1127-1129 dal judike di Torres Gonnario I. Era un’epoca turbolenta dove i regnanti sardi lottavano tra loro per metà del tempo e per il resto cercavano di mantenere la propria indipendenza contro le mire della Chiesa, dei pisani, dei genovesi e di ambiziosi signori italiani come i Malaspina, i Gherardesca, i Doria.

La storia del castello è quindi violenta e cupa, piena di leggende e ricordi di guerra. Vi si incontrano, oltre che le classiche ambizioni di potere, le storie di due donne, distanti tra loro poco più di cinquant’anni. La prima è quella di Prunisinda, la seconda è quella di Adelasia de Lacon-Gunale.

Il castello di Burgos e la tragica vicenda di Prunisinda

Prunisinda era una nobile iberica, andata in sposa al judike Costantino di Torres. Nel 1194 questi era in guerra con il sovrano di Calari, Guglielmo di Massa, che invase il settentrione con una possente armata. Per proteggere sua moglie, Costantino la inviò con truppe scelte nel castello di Burgos, considerato il luogo più sicuro nel regno.

A questo punto i resoconti si fanno fumosi. Secondo alcuni Guglielmo sorprese le truppe di Costantino presso le Terme di Benetutti, le trucidò in battaglia e di abbrivo prese anche il castello. Secondo altri iniziò un breve assedio che si concluse con il tradimento. Aperta in segreto una porta alle truppe del judike di Calari, queste occuparono la fortezza e presero prigioniera la regina.

Ma il peggio doveva ancora avvenire. Per insultare Costantino, o forse solo per libidine, Guglielmo violentò Prunisinda e la portò con sé a Calari, dove l’infelice morì poco tempo dopo.

Adelasia di Torres e Ubaldo Visconti

La storia di Adelasia è più triste che tragica, di certo molto più importante per la storia sarda. Decretò la fine del Giudicato di Torres e l’inizio della decadenza generale del sistema giudicale sardo. In poco più che qualche decennio, infatti, degli antichi quattro Stati ne rimase uno solo: l’Arborea.

Adelasia, figlia del grande judike di Torres Mariano II, era andata in sposa al judike di Gallura Ubaldo Visconti. Suo fratello, il giovane Barisone, venne trucidato a solo 15 anni in una congiura. Questa fu ordita dalle potenti famiglie Doria e Malaspina e, forse, perfino con la connivenza del marito di Adelasia, Ubaldo,  nel 1236.

A questo punto Adelasia e Ubaldo diventarono sovrani dei due giudicati di Torres e di Gallura. Poco dopo, alla morte di quest’ultimo, Adelasia si trovò nelle mani metà dell’isola. Era un’epoca di grandi turbamenti, in cui infuriava la lotta tra l’imperatore normanno Federico II di Svevia e il Papato. In quel contesto, assicurarsi la Sardegna diventava cruciale per le mire delle due superpotenze occidentali medievali.

Adelasia di Torres ed Enzo di Hohenstaufen

Nel 1238 la trentenne sovrana andò in sposa al figlio preferito dell’imperatore, Enzo di Hohenstaufen. La coppia venne incoronata da Federico come Re e Regina di Sardegna, in modo da assicurare l’intera isola alla sua causa. Papa Gregorio IX, furioso, scomunicò Adelasia e al danno si aggiunse la beffa, in quanto il giovane consorte ben presto la abbandonò, per andare a guerreggiare in Italia insieme al padre, non facendo più ritorno sull’isola.

Gli ultimi vent’anni di vita di Adelasia, regina di Sardegna e sovrana di due giudicati in disfacimento, al centro di lotte di potere tra Doria, Malaspina, Visconti e i giudici d’Arborea, passarono in solitario esilio volontario proprio presso il castello di Burgos, dove si spense nel 1259, ad oltre cinquant’anni. Abbandonata e dimentica da tutti, lasciò i suoi possedimenti alla Chiesa, nella speranza di non subire gli effetti della scomunica patita a causa del suo matrimonio con il figlio del Sacro Romano Imperatore.

Crollo del giudicato di Torres e avvento degli Arborea

Negli anni successivi il dominio di Torres implose. Senza più un sovrano cadde nelle mani delle potenti famiglie straniere dei Doria e dei Malaspina, mentre da sud avanzava l’Arborea, unico Stato sardo ancora libero, forte e indipendente. Il castello di Burgos cadde nelle mani dei suoi sovrani, che lo mantennero anche dopo l’invasione aragonese dell’isola, nel 1324.

Fu in quest’epoca che Mariano, nominato conte del Goceano, decise di popolare le appendici del castello, fondando la villa di Burgos con venticinque famiglie provenienti da Villanova Monteleone, nel 1339. Il piccolo borgo si sviluppò in poco tempo e poté confrontarsi, sia dal punto di vista demografico, sia dal punto di vista economico, con le ville preesistenti nel territorio circostante.

Il secolo XIV vide le lotte per la supremazia assoluta nell’isola tra i regnanti d’Arborea, soprattutto Mariano IV e sua figlia Eleonora, e i sovrani catalano-aragonesi. Dopo decenni di guerra, tra il 1410 e il 1420 l’Arborea venne completamente conquistata e tutti i suoi castelli e città caddero in mano iberica, sotto il plurisecolare dominio spagnolo della Sardegna.

La crisi del castello di Burgos

Fu in questo periodo, alla fine del Medioevo, che Burgos ebbe i suoi ultimi sussulti nel palcoscenico della storia. Dopo una breve parentesi dove divenne sede del bandito Bartolo Manno, il castello vide il suo ultimo coinvolgimento bellico nel 1478, quando le forze ribelli di Leonardo d’Alagon, ultimo marchese di Oristano, vi vennero assediate dalle truppe del re Giovanni II, guidate dal sassarese Angelo Marongiu, capitano dell’esercito aragonese. Dopo oltre un anno queste dovettero capitolare, ponendo termine alla rivolta.

Poco più tardi il castello di Burgos fu completamente abbandonato e, non più curato, l’opera distruttrice del tempo ebbe ragione delle forti mura, che finirono per sbriciolarsi. I materiali vennero utilizzati per secoli dagli abitanti del luogo, e probabilmente molte case di Burgos e dei paesi limitrofi vantano solide fondamenta di pietra carica di storia.

Ad ogni modo ancora oggi, nonostante l’incuria e le malversazione, la rocca si erge sempre fiera, potente e minacciosa, sulla valle sottostante, eterno memento di un tempo dimenticato.

 

Alberto Massaiu

 

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