Villaggio Asproni, centro minerario fantasma dell’Iglesiente

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Villaggio Asproni

Visitando Villaggio Asproni abbiamo avuto modo di conoscere l’uomo che dà il proprio nome a tante vie della nostra isola: Giorgio Asproni. Egli fu un grande ingegnere minerario e imprenditore di origine bittese che visse a cavallo tra XIX e XX secolo.  Per quanto riguarda il nostro reportage, nel 1885 prese in gestione la miniera Seddas Moddizis, dove si estraevano piombo, zinco e bario.

Aperta quasi vent’anni prima, il sito era poco produttivo per il basso numero di minatori, le poche infrastrutture e le attrezzature inadatte a sfruttare adeguatamente i filoni minerari.

Asproni si lanciò con energia e determinazione nello sviluppo dell’area. Fece portare quanto necessario a raggiungere il livello dove il giacimento aveva un abbondante quantità di materiale. Lo sviluppo fu sempre più forte e dinamico, tanto da richiedere la fondazione di Villaggio Asproni per ospitare la direzione della miniera, i suoi impiegati e i lavoratori.

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Il nuovo direttore fu in principio un oculato amministratore. Si preoccupò di sfruttare al meglio anche tutto il territorio circostante la miniera e il villaggio. Fece coltivare le terre e tagliare gli alberi per produrre cibo e legna da ardere da vendere, per integrare gli introiti minerari.

Villaggio Asproni e i suoi edifici più importanti

Villaggio Asproni, durante la sua breve vita, fu opulento e vitale. Al suo centro stava un palazzo signorile a due piani, residenza dello stesso Asproni con la sua famiglia. Vi era poi uno spaccio con annesso magazzino, una scuola, un edificio deputato alla direzione e uno all’amministrazione e le case dei minatori. Vi era infine una chiesa dedicata a San Giorgio, per il conforto religioso della popolazione.

Al centro di uno spiazzo tra la direzione, lo spaccio e i magazzini si trova ancora oggi un grande albero secolare. Le sue radici deformi, sottilmente inquietanti, sembrano una contorta mutazione subita da parte dell’attività dell’uomo.

L’ingegnere era il padre-padrone di tutto. Proprietario della miniera, direttore e anche sindaco del villaggio, quasi come un signore medievale con il suo feudo.

Non delegava nulla e gestiva ogni cosa di persona, tanto che col tempo, da fattore positivo, questo divenne un deficit.

Villaggio Asproni - le miniere

Pian piano, anche per il mancato rinnovo di procedure e materiali, gli incidenti divennero sempre più frequenti. La miniera di Seddas Moddizis venne additata come la miniera dei mutilati. Questo portò a qualificare il sito come “non virtuoso”, perdendo quindi gli aiuti statali, aspetto che ne accelerò la crisi. Quest’ultima divenne sempre più evidente con il declino della salute dello stesso Giorgio Asproni, che infine vi morì nel 1936 mentre, ormai novantenne, ancora dirigeva la miniera.

Il declino del Villaggio Asproni dopo la morte del suo fondatore

Con la scomparsa dell’ingegnere ci fu un lieve miglioramento, che prolungò la vita del sito per altri trent’anni.

Arrivarono nuovi aiuti economici dallo Stato. Questi permisero di portare elettricità e acqua corrente nel villaggio, oltre che nuovi macchinari che permisero ulteriore estrazione di bario e blenda.

Ad ogni modo, tra la fine degli anni ’50 e i primissimi anni ’60, Villaggio Asproni venne completamente abbandonato. La crisi generale del settore minerario, comportò il concentramento delle risorse e degli investimenti nei siti meglio collegati e più ricchi come Iglesias.

Da quel momento il centro divenne un guscio vuoto, privato di acqua ed elettricità e ogni comfort moderno. Ritornò così ad essere un luogo di pascolo per le greggi dei pastori della zona, che utilizzarono saltuariamente i vecchi edifici come ricovero dalla pioggia e dalle intemperie, finché non divennero troppo pericolanti.

Conclusioni

L’atmosfera che si respira nel passeggiare tra le vie di Villaggio Asproni, curiosando nelle nere orbite vuote di porte e finestre senza più imposte o vetri, è quasi da romanzo gotico. L’abbandono generale, unito alle vestigia di una grande cura e bellezza, specialmente nella raffinata palazzina dove viveva l’Asproni con la famiglia, trasmettono quel “senso del sublime” espresso dagli scrittori, poeti e pittori romantici nelle loro opere.

Se arriverete in loco poco prima del tramonto potrete provare anche qualche brivido mentre le ombre calano pian piano sull’altopiano, trasformando il luogo in una classica ambientazione da villaggio infestato dai fantasmi. Una sensazione che troverete visitando anche altri centri sardi come Gairo, in Ogliastra.

Magari gli spiriti dei tanti minatori che dalle gallerie non sono più usciti vivi.

Villaggio Asproni, insieme a Monteponi, il Pozzo di Santa Barbara e Porto Flavia sono i siti raccontati nel reportage sull’Iglesiente realizzato a fine 2017.

Fabio Ladinetti

Se ti interessa leggere l’intero reportage, scarica la rivista cliccando sulla copertina qui sotto:

Reportage HoS - Iglesiente Dic2017

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