La Giara di Gesturi, magica isola nell’isola

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La Giara di Gesturi è uno degli ecosistemi più particolari che potrete trovare in Sardegna. Tra le caratteristiche peculiari dell’isola vi è la bassa densità abitativa. Questo ci ha permesso di mantenere intatte alcune oasi naturali, in cui la presenza umana ha intaccato poco o nulla lo sviluppo di una flora e una fauna millenarie.

Tra i più suggestivi vi sono proprio le giare – dalla parola latina “glarea”, ovvero ghiaia – di Gesturi e di Serri. Sas jaras sono degli altopiani di basalto che si estendono tra il Sarcidano e la Marmilla. Alti in media 550 metri sul livello del mare, appaiono come possenti roccaforti naturali che svettano sulle ampie pianure del Campidano.

Giara di Gesturi, sa jara manna

La più grande tra queste è la “jara manna” o Giara di Gesturi, che spazia per ben 45 km². Nata circa due milioni di anni fa dall’eruzione di due potenti vulcani ormai spenti, lo Zepparedda e lo Zeppara Manna. La seconda, più piccola – 4 km² circa – è la Giara di Serri, meno famosa ma molto importante dal punto di vista archeologico. al suo interno, infatti, è sito il santuario nuragico di Santa Vittoria, in cui gli archeologi pensano si riunissero i clan nuragici per celebrare le feste più solenni o per discutere di alleanze o guerre.

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Sia il suolo della Giara di Gesturi che di Serri, composto da durissimo basalto, è prevalentemente sassoso. Ospita però alcuni ambienti naturali molto particolari come i paulis e una gran varietà di piante e animali, tra cui i celeberrimi cavallini della giara.

Giara di Gesturi, i paulis

I paulis sono acquitrini temporanei che si formano nelle depressioni naturali create milioni di anni fa dalle colate laviche. Questi avvallamenti di roccia dove è presente uno strato argilloso che trattiene le piogge, si riempiono d’acqua in autunno e inverno. In tal modo creano un habitat unico nel suo genere, che poi si ricopre in primavera con ranuncoli acquatici.

Questi acquitrini, il cui numero varia dai trenta ai sessanta nella Giara di Gesturi, ospitano numerose specie animali. Tra queste vi è la raganella sarda e il rospo smeraldino, oltre a due piccoli crostacei chiamati “Lepidurus Apus” e “Triops Cancriformis”. Questi ultimi mantengono immutato il loro bagaglio genetico da 5 milioni di anni, risultando dei veri fossili viventi.

Ritornando in tema di flora, la giara mantiene un mix di boschi, macchia mediterranea e prateria. Tra i primi vi sono sugherete, lecci e roverelle, per la macchia lentischio, mirto, cisto, prugnolo, corbezzolo, pero selvatico ed elicriso. Nelle praterie, invece, sono comuni gli asfodeli – in sardo cadilloni.

Giara di Gesturi e i suoi famosi cavallini selvaggi

Il protagonista indiscusso della guara è il famoso cavallino o equus caballus giarae. Una specie equina di piccole dimensioni che ancora oggi vive allo stato brado sugli altopiani. Questa razza non è autoctona e in molti pensano che sia stata importata sull’isola dai fenici, o dai mercenari cartaginesi della Numidia, viste le loro piccole dimensioni ma la grande resistenza e agilità.

Questa specie, ad ogni modo, divenne quella più comune in Sardegna per tutto il Medioevo. Si diradò via via che si intensificava l’agricoltura e venivano convertiti in animali da fatica, incrociandoli con altri cavalli più grandi e robusti.

Alla fine la razza originaria sopravvisse solo ritirandosi nella fortezza naturale della Giara di Gesturi. Qui vive ancora ora, libera di vagare tra le praterie dell’altopiano. Questi cavallini sono chiamati “acchettas” o “cuaddedus” e se ne contano almeno 500. Vivono divisi in piccoli branchi composti da diverse femmine (6-7 circa) e uno stallone, padrone di un suo harem personale.

Gli acchettas sono alti in media 120 cm al garrese e pesano suppergiù tra i 150 e i 200 kg. Tratti distintivi di molti di loro è un lungo ciuffo che scende lungo la fronte, fin quasi a nascondere gli occhi, e gli zoccoli piccoli e duri, adattatisi con l’evoluzione a resistere al duro e irregolare suolo pietroso.

Giara di Gesturi nella storia

Oggi le giare sono più praticabili rispetto al passato, infatti un tempo le uniche vie d’accesso erano delle impervie e piccole mulattiere naturali create dalle frane, dette “scalas”. Nonostante questo fatto, o forse proprio per tale ragione, fin dal Neolitico l’uomo vi ha fondato propri insediamenti, testimoniati dalle numerose Domus de Janas, ma anche da svariati nuraghi. Questi sono almeno 24 su tutto il perimetro dell’altopiano, quasi come delle torri di osservazione, e ben 50 ai suoi piedi – tra cui il proto-nuraghe Bruncu de Madili, fondato nell’ultima fase dell’Età del Rame (2700-1800 a.C.).

L’area, secondo alcuni archeologi, potrebbe essere divenuta un centro di resistenza nuragica contro gli invasori, punici prima e romani poi, anche se vi sono stati ritrovati centri militari e religiosi di quest’ultima cultura, segno che alla fine anche questo ridotto cadde in mano capitolina.

Insomma, la Giara di Gesturi può considerarsi una sorta di isola nell’isola. Un piccolo microcosmo di natura e storia che non aspetta altro di essere visitato, soprattutto nella prima primavera, quando la vita rinasce e il suo paesaggio crea un squarcio su di un mondo antico e incontaminato, sempre meno comune nel nostro mondo civilizzato.

 

Massimiliano Maltagliati

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