Storia del castello e della battaglia di Sanluri

Gairo Vecchio
Gairo Vecchio, il borgo fantasma
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castello di Sanluri

Il castello di Sanluri è l’unica fortezza medievale sarda sopravvissuta interamente sino ai nostri giorni. Luogo legato indissolubilmente alla storia dell’isola come quello di Burgos, vanta una fondazione antica, avvolta ancora nel mistero.

Per anni si è creduto che la costruzione della fortezza risalisse al Giudicato di Cagliari, volta a proteggere il suo confine dall’Arborea. Altre cronache affermano che fu innalzato dai catalano-aragonesi, che lo edificarono in appena 27 giorni.

Ma occorre molto probabilmente ricredersi. Le ricerche portate avanti dal conte Alberto Villasanta – proprietario e custode del maniero dal 1953 fino alla sua morte, avvenuta nell’ottobre 2015 – evidenziano che la struttura centrale sia orientata per difendere e combattere verso sud. Questa direzione apre la strada a ipotesi molto diverse.

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La parte più antica del castello di Sanluri e le ipotesi sulle sue origini

La parte più antica, il castello di Sanluri vero e proprio, consiste in un edificio rettangolare lungo 27 metri, largo 8,5 e alto 12. Ai  suoi lati sorgono due torrette, che svettano per 5 metri oltre la struttura principale. Impossibile credere alla leggenda della costruzione in meno di un mese!

Molto più probabile l’ipotesi che la struttura sia stata creata per volontà del judike di Arborea Pietro I e posta a guardia del confine con Calari. Questo fatto collocherebbe la fondazione in un lasso di tempo compreso fra il 1188 e il 1195, durante uno dei periodi di tensione militare fra i due Stati.

La parte “più recente” e i mutamenti nell’isola

Diverso il discorso delle mura che racchiudono il Mastio (o maschio) centrale. I loro 10 lati comprendevano circa 16 ettari, ovvero tutto l’attuale centro storico di Sanluri, e sono evidentemente successive alla struttura centrale.

Infatti il potenziale offensivo e difensivo del cuore castello, risulta ridimensionato dal suo posizionamento. Presenta verso le mura la sua parte più vulnerabile – con i due camminamenti di ronda – e non il suo punto forte, il Mastio, orientato addirittura verso l’interno delle mura, quasi inutilmente.

Le mura, quindi, sono verosimilmente una costruzione catalano-aragonese, avvenuta probabilmente fra 1364 e 1366. In quegli anni erano nel bel mezzo di sanguinosi scontri con Mariano IV d’Arborea, che aveva l’intenzione di riunire tutta la Sardegna in un unico Regno.

Le origini del conflitto tra sardi e catalano-aragonesi

Il 30 giugno del 1409 il castello di Sanluri fu testimone di uno degli eventi chiave della storia sarda. Sa Battalla de Seddori o la Battaglia di Sanluri, o semplicemente Sa Battalla.

Per comprenderne le origini bisogna andare indietro fino a cent’anni prima, nel 1297, quando il Papa Bonifacio VIII “inventò” il Regno di Sardegna e Corsica. Questo, in barba alle realtà statuali lì presenti, fu infeudato nominalmente a Giacomo II d’Aragona, in cambio della rinuncia al trono di Sicilia.

Questa potestà era solo nominale, e andava resa concreta con la forza delle armi. Gli iberici sbarcarono sull’isola solo nel 1324, e ci misero un secolo per conquistarla. Inizialmente, ironia della sorte, furono proprio gli arborensi ad aiutarli nella creazione di una prima testa di ponte, in odio ai loro nemici del tempo pisani.

Mariano IV e la guerra vittoriosa contro gli invasori

Ben presto i rapporti si guastarono. Oristano e Barcellona diventarono acerrimi nemici, sotto la guida del abile e ambizioso judike Mariano IV. Il Giudicato di Arborea arrivò in quegli anni a comprendere l’intera Sardegna, ad eccezione delle sole roccaforti di Castel di Castro e Alghero, rifornite via mare.

Ma fu proprio la battaglia di Sanluri, appunto, a segnare un punto di non ritorno per il desiderio di libertà dei sardi. Morti sia Mariano IV che la celebre figlia Eleonora, divenne judike Guglielmo III di Narbona.

Lo Stato arborense era stato indebolito da anni di pestilenze e guerre. Aveva perso uno dei suoi migliori comandanti in Brancaleone Doria, marito di Eleonora, e attraversava una crisi dinastica e istituzionale per mancanza di un capo rispettato.

“Sa Battalla”, lo scontro che infranse il sogno di uno Stato sardo indipendente

L’esercito arborense era numeroso, ma male armato, addestrato e non aveva fiducia nel suo nuovo judike. Era inoltre poco omogeneo, composto da sardi, genovesi, francesi e pisani. I catalano-aragonesi, invece, guidati da Martino il Giovane, re di Sicilia ed erede al trono di Aragona, seppur inferiori di numero erano meglio armati e addestrati.

Sbarcato con il suo esercito a Castel di Caller nel 1408, Martino comprende che il castello di Sanluri è la chiave per arrivare a Oristano, la capitale nemica. All’alba di domenica 30 giugno, Martino attaccò il grosso delle forze arborensi che lo aspettavano vicino alla fortezza.

Un’avanguardia di mille cavalieri impegnò i sardi nella località Bruncu ‘e sa Battalla o Poggio della Battaglia. Successivamente giunse il resto delle forze, al diretto comando di Martino, in una formazione a cuneo che ruppe la linea arborense.

La fuga del judike e la morte di Martino

L’esercito di Guglielmo si divise in tre parti e venne messo in rotta. La prima riuscì ad entrare nel castello, dove sosterrà un breve assedio, per poi venire annientata. Una seconda parte, tagliata fuori, si spinge verso il Flumini Mannu, dove si trovò la strada sbarrata da una piena. Combatterono sino all’ultimo uomo, in una località ancora oggi conosciuta come “s’occidroxiu”, il macello.

Riuscì a salvarsi solo la parte dell’esercito guidata da Guglielmo, che raggiunge il castello di Monreale, dove resistette all’assedio. Per l’Arborea fu l’inizio della disfatta, avendo perso una delle roccaforti a guardia dei confini meridionali. Per i catalano- aragonesi fu però una vittoria amara. Martino, affaticato dalla battaglia e contagiato dalla malaria, morirà 25 giorni dopo. La leggenda racconta che, oltre dalla malaria, la sua salute sia stata minata anche dalla “Bella di Sanluri”.

Questa ragazza, fatta schiava, avrebbe di proposito affaticato con rapporti amorosi il vincitore, per vendicare la sua gente. Storia, leggenda e toponomastica, ricordano quanto per i sardi questo evento storico sia importante e carico di significato.

Il castello di Sanluri oggi

Conquistata l’isola, il castello di Sanluri perse ogni ruolo militare e difensivo. Diventò quindi residenza per le nobili famiglie dei De Sena, degli Henriquez e degli Aymerich, per passare infine negli anni venti ai conti di Villasanta.

Questi iniziarono profondi lavori di ristrutturazione, durati sino al 1927. Attualmente il castello ospita il Museo Risorgimentale Duca d’Aosta. Al suo interno, il Salone delle Milizie contiene una collezione che va dal Risorgimento fino alla Prima Guerra Mondiale e al periodo coloniale.

Vanta pezzi d’eccezione come il primo tricolore che venne issato nella Trieste appena riconquistata e il bollettino originale letto dal generale Armando Diaz per comunicare alle truppe italiane la vittoria.

È presente una collezione unica di circa 400 ceroplastiche che vanno dal XVI al XIX secolo, una delle più importanti in Europa. Il polo museale tende a valorizzare una struttura, come il castello di Sanluri, quasi unica per conservazione e storia in Sardegna e comprende anche la Casa del Pane, dedicato alla panificazione tradizionale, con sede nel centro storico del paese.

Paolo D’Ascanio

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