Cannonau di Sardegna, vino millenario amato dai poeti

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Cantina con vino Cannonau

Il vino Cannonau è la bevanda che accompagna i sardi da millenni, dai pasti in famiglia alle feste. Un vino deciso e forte, in un certo qual modo essenza stessa dell’isola di Sardegna.

Cannonau: la Storia di un’Isola attraverso le sue uve

Parlare di Cannonau significa parlare di Sardegna. Vitigno antico e strettamente legato al quotidiano dei suoi abitanti, è il più diffuso in quanto si adatta meglio ai variegati suoli isolani. Coltivato da nord a sud, nelle zone di montagna e in quelle costiere per un’area di circa 8.000 ettari.

Uva a bacca nera, ha una resa media di circa 80 quintali per ettaro. Assimilabile alla spagnola Garnacha e alla francese Grenache, per decenni si è creduto che fosse stata importata dai catalano-aragonesi nel XIV secolo. In realtà recenti ritrovamenti archeologici stanno ribaltando le teorie sull’origine di questa varietà di vite, tanto da far pensare che sia autoctona.

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Nelle campagne di Borore, paese ai margini della catena montuosa del Marghine, sono stati ritrovati centinaia di vinaccioli presso il sito nuragico di Duos Nuraghes. Questi semi, datati intorno al 1200 a.C., sono risultati appartenenti alla varietà Cannonau. Questi ritrovamenti ci dicono due cose molto importanti. La prima è che il Cannonau è quasi sicuramente specie autoctona sarda, che potrebbe essere successivamente stata portata nella penisola iberica. La seconda è che la coltura della vite era già presente prima dell’arrivo dei mercanti fenici, che da sempre sono stati considerati coloro i quali l’hanno diffusa.

I vini prodotti dal Cannonau

Il Cannonau è essenzialmente uva utilizzata per la vinificazione. Durante la fermentazione del mosto, le parti solide pesanti – i vinaccioli – si depositano sul fondo. Le parti solide leggere, le bucce, salgono in superficie e formano una sorta di cappello che deve essere rotto e rimescolato. In sardo questa azione era detta proprio “cannonare”.

Il vino, da giovane, ha aromi vicini ai frutti rossi e colorazione rosso rubino. Quando invecchia, invece, vira verso aromi speziati o di confettura, assumendo tinte arancioni. In tal caso il tannino presente regala sfumature di liquirizia, caffè, rabarbaro.

Ha una buona struttura, che varia di norma a seconda del terreno del vitigno. La gradazione muta a seconda dell’invecchiamento, della percentuale di uve in purezza (per le DOC, mai sotto il 90% ) e va da un minimo di 12,5% del Rosato al 18% del Liquoroso Secco. Spesso il Cannonau, a causa del gusto deciso e della gradazione importante, viene “tagliato” con altri uvaggi. In tal modo si rende più amabile e meno alcolico, ma è da solo che rende al meglio il suo carattere.

All’interno del disciplinare della DOC del Cannonau di Sardegna, sono stati compresi diversi tipi di vino e diverse sotto-zone geografiche.   Il Classico, prodotto nelle zone di Nuoro e Ogliastra, rosso e rosato. Riserva, invecchiato minimo per 3 anni, di cui due in botti di rovere. Liquoroso, nelle varianti di secco – 18% di gradazione, il più forte – e dolce. Infine il passito.

All’interno di questa classificazione c’è un’ulteriore distinzione di provenienza geografica. Tra questi il Nepente di Oliena, prodotto nei territori del paese omonimo e in parte in quello di Orgosolo. Il Capo Ferrato, con uve coltivate nei comuni di Castiadas, San Vito, Muravera, Villaputzu, Villasimius. Vi è infine il celebre di Jerzu, prodotto nei comuni ogliastrini di Jerzu e Cardedu.

Un vino poetico, balsamo per il corpo e l’anima

Il Cannonau, oltre a essere padrone indiscusso delle tavole dei sardi, nel quotidiano come degli spuntini, non poteva passare inosservato agli occhi dei visitatori. Attenzione: non tragga in inganno il termine “spuntino”. Lo spuntino, qui in in Sardegna, non ha niente a che vedere con un assaggio leggero e rapido.

Rito sociale e culinario in cui si mangia e si beve a sazietà in occasione di festeggiamenti laici o religiosi o semplicemente per celebrare l’incontro di un gruppo di amici. Formaggi – magari una preziosa forma di Casu Marzu, insaccati, carne arrosto e ovviamente vino, magari di produzione di uno dei convitati, che cercherà di non sfigurare.

Una piccola curiosità: perchè in Sardegna si beve un vino così corposo e alcolico? Sicuramente perchè accompagnava il pasto dopo e durante le pesanti giornate di lavoro in campagna. Ricco alimento carico di nutrienti, aiutava il recupero di chi aveva lavorato duramente.

L’incontro tra il Cannonau e Gabriele D’Annunzio

Questo carattere di balsamo per il fisico, ma anche per l’anima, non sfuggì neanche a un giovane Gabriele D’Annunzio, a cui dobbiamo l’appellativo di “Nepente” per il Cannonau di Oliena. Il giovane poeta visitò la Sardegna a 19 anni, nel 1882, partendo da Terranova – Olbia – e terminando a Cagliari.

Colpito dalle bellezze naturali, dall’ospitalità ricevuta dai notabili sardi come Cesare Pascarella e Edoardo Scarfoglio, suoi colleghi nel giornale Capitan Fracassa, fu presso Oliena che ricevette una memorabile accoglienza, come memorabile fu il Cannonau offertogli. Assaggiato quel vino, D’Annunzio lo paragonò al Nepente (dal greco, “senza pena”) nominato nell’Odissea. Una bevanda che Elena preparava per il marito Menelao e che veniva usata come anestetico, lenitivo e calmante. A questo vino si riferì due volte, coniando la celebre esclamazione: “Non conoscete il Nepente di Oliena neppure per fama? Ahi lasso!”.

Nel 1909, quando per il giornalista tedesco Hans Barth scrisse la prefazione di “Osteria”, libro in cui si passavano in rassegna le osterie d’Italia, ricordava il suo viaggio e il Cannonau di Oliena. L’anno successivo, mentre scriveva per il Corriere della Sera, richiamò il ricordo di quei giorni in Sardegna in un articolo intitolato: “Un itinerario bacchico”.

D’Annunzio, anche se si era ripromesso di visitare nuovamente l’isola, non riuscì più a farci ritorno. A lui il merito di aver riconosciuto, in un vino locale all’epoca sconosciuto e anonimo, quella che ora è una delle tante ricchezze del patrimonio enologico sardo.

Dopo decenni in cui la produzione era riservata all’esportazione come uva taglio verso Italia e Francia, ora il Cannonau, grazie all’amore e al lungo e abile lavoro di agricoltori e vinificatori, è un fiore all’occhiello della produzione sarda, protetto e valorizzato dalla Denominazione di Origine Controllata.

Paolo D’Ascanio

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