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Riflessioni di un Autunno in Barbagia

Dorgali

Sono in un vicolo e l’aria è limpida e fresca . Il Monte Bardia incombe sopra le cortes di Dorgali. Arranco sul ciottolato gonfio di cannonau e di purpuzza quando qualcosa rompe il silenzio. Verso di me uno scalpitare di zoccoli. Due ragazzini con la sigaretta in bocca galoppano sulla pietra in maniche di camicia e pantaloni di velluto. I cavalli sono implacabili. Faccio appena in tempo spostarmi e ad imbroccare la reflex della mia ragazza, che sono già volati via.

Perché non sto soffrendo la fine dell’estate?

Beh sarò il solito banalissimo millennial ma amo il profumo dell’antico. Amo soprattutto l’odore del formaggio e se mi date un bicchiere di vino e mi fate vedere come si lavora l’argilla o come suona l’organetto sono la persona più felice del mondo.

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Però non è solo questo. E il modo che abbiamo di condividere, che si spiega febbricitante nella bacheca di Instagram e dà la nausea. Mentre queste cortes mi stanno aiutando a riscoprire i sensi legati alla condivisione. Il semplice saper fare qualcosa che ha nutrito le giornate di generazioni prima di noi, che porta con sé suoni, odori, sapori, lineamenti. Un grande concerto dolceamaro. E ogni corte è uno strumento che vibra, nelle inflessioni verbali che senti e nei segni che percepisci sulle mani delle persone che incontri.

A Dorgali ho sentito il profumo della pasta appena fatta e ho visto i maccarrones prendere forma sul canestro. Ho visto l’uva schizzare pressata sotto i piedi. Ho visto i trucioli del pero soffiati via rivelare l’intaglio del falegname e ho sentito il profumo della pelle conciata per le tascheddas. Ho toccato con mano i tappeti ricamati e visto la lucentezza dei gioielli locali. Ho visto con quanta classe le donne li indossano mentre camminano. Ho goduto per i sorrisi dei volontari della onlus di Casa Pau, mentre posavano per una foto e visto il paese dall’alto della corte. Tutto questo non riesco a fissarlo sulla mia bacheca. Lo devo ripetere l’anno prossimo. Il prossimo Autunno. Perché questo è veramente social. Questa è la vera isola.

P.s. Ho comprato un miele di Teucrium favoloso e devo assolutamente procurarmene dell’altro.

Vittorio Cuccheddu

 

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