Sa Mama ‘e su Sole

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La Mamma del Sole

Ombre di una Sardegna lontana

 

Ogni tanto ripenso ai ceffoni che ho preso da bambino. Li ricordo bene, quelli di mia madre, che odoravano di candeggina e poi il mattarello di nonna che sapeva di semola. Ripenso alle loro facce stanche e alle storie che raccontavano per farmi stare buono. Rivedo la vecchia porta del terrazzo. Il naso e le guance rosse sul vetro appannato della finestra. Poche parole scandite in dialetto: “Mi no ti proes a nch’essire, chi b’est sa Mama ‘e su Sole”, non provare ad uscire che c’è la Mamma del Sole! E niente. Stavo lì. Le mura e le piante cambiavano aspetto. Gli occhi rimanevano fissi all’esterno.

C’è un tempo per stare fuori a prendere caldo, vento e schizzi di fango. Un tempo in cui si sta sopra i muretti o appesi agli alberi come scimmie. Allora capita e anzi è necessario che le donne di casa inventino spauracchi, dando forma alle grandi paure di ogni madre per la salute dei figli. 

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Sa Mama ‘e su Sole

La Mamma del Sole, è uno dei tanti miti che da sempre abitano l’immaginario infantile dell’isola. Probabilmente è uno dei più diffusi in Sardegna. Ritorna spesso alla mente questa figura tipica delle lunghe estati di un tempo, tratteggiata ad occhi sbarrati nei racconti delle nonne. Un’ oscura e insieme luminosa figura, che vagava per le strade del paese battendo i ciottoli roventi delle vie. Il bambino discolo che disobbedendo si fosse avventurato fuori casa dopo pranzo, quando il sole picchia più intenso, l’avrebbe quasi certamente incontrata. Sarebbe stato ghermito allora dai raggi di questa potente signora e baciato in fronte sarebbe caduto a terra, preda di una crudele quanto terribile febbre.

Naturalmente alla Mamma del Sole erano affiancate tutta una serie di creature somiglianti. Se ne aveva una per ogni fenomeno o situazione intrinsecamente carica di pericolo. C’era Momotti o Bobotti, l’uomo nero delle ore notturne. S’Attu Marrudu, il grosso gatto selvatico che mangiava la lingua ai bimbi capricciosi. C’erano Maria Farranca e Mamai Putzu dai lunghi artigli, che vivevano nei pozzi scoperti e Mammai Fumu che stava in agguato tra le fiamme del camino. 

Altri tempi. Adesso a dir la verità mi rattrista pensarla lontana, questa Mamma del Sole cattiva. Che magari mi ha salvato dalle insolazioni. Ed è come se andandosene si fosse portata via tutto l’amore e il fascino che proviamo per la scoperta. Abbiamo ancora voglia di uscire a giocare fuori? Abbiamo voglia di viverla questa Sardegna?

Chissà che ora non sia lei a piangere e a chiedere di essere salvata dall’oblio, sa Mamma ‘e su Sole.

Vittorio Cuccheddu

 

 

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