Le Anime dei Morti

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Frutti autunnali Foto di Stefania Porcheddu

Sas Animas

Ho otto anni e sono troppo eccitato.

Oggi è il giorno dei Morti. Finalmente sto per rovesciare il mio zaino Seven sul pavimento del salotto. I realtà non è solo questo. È che sto ingerendo zuccheri dalle 9:00 del mattino. Arranco piegato in avanti sulle scale di casa. Spalanco rumorosamente la porta e mi dirigo inesorabile oltre il soggiorno, salutando di volata mia madre che frigge melanzane.

 – Ebbè quanto hai fatto?

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– Taaanto!

– Soldi te ne hanno dato?

– Eejaaa.

Su Mortu Mortu

Mi spalmo per terra. Mio fratello segue a ruota e si sfila lo zaino con gli occhi iniettati di glucosio. A questo punto dobbiamo fare molta attenzione a non mescolare i bottini o potrebbero sorgere delle serie complicanze.

Un intenso sfrigolio di colori si riversa sulle mattonelle. Goleador, gomme da masticare, lecca-lecca, caramelle al limone, all’arancia, alla fragola, caramelle sconosciute, caramelle vecchie e nuovissime, le adorate caramelle Mou, le Rossana, i Kinder, le merendine, le melagrane e i mandarini spiaccicati che colano dappertutto. I succhi di frutta, le noci, le nocciole, le castagne e le noccioline. Una volta una mia amica di Pattada ha trovato una dentiera. Giuro! L’ha restituita subito a signor Giovanni Maria e ha dovuto buttare via il resto. Lui ha ricambiato con un sorriso. 

Questo era il 2 di Novembre. I Morti Morti per noi bambini. Una gioia profonda. Avevamo appena passato la mattina a scorrazzare con gli amici. Ogni casa una faccia e ogni faccia un premio. Tu dicevi “Mortu Mortu” o “Morti morti” e loro sganciavano qualsiasi cosa. Di solito si preparava una cesta carica per i piccoli visitatori e chi non aveva nulla dava le cose più improbabili. Denaro. Qualche divinità benefattrice ti dava perfino dei soldi. Uno o due euro. Che poi un euro erano dieci goleador!

Sas Animas, le Anime dei Morti

Per gli adulti il giorno dei morti era diverso.

Mia madre spalanca gli occhi quando si parla “de sas Animas”, le Anime dei Morti. Ad esse è legato un interesse particolare. Sono figure figlie di retaggi antichi e pagani, legate alla solitudine assordante dei pascoli o delle strade. Un effetto naturale della ricerca di una ragione in fenomeni complessi della vita di tutti i giorni. Popolano ancora oggi l’immaginario di donne e uomini di tutta l’isola.

“Si ses anima ona bae in bonora, si ses anima mala bae in oromala”, “ se sei anima buona vai in buonora, se sei anima cattiva vai in malora”. E con questa formula sussurrata con prudenza lo spirito lascia il luogo all’istante. Così dice babbo, che delle volte si sente osservato in laboratorio. 

I morti erano onnipresenti nella vita dei sardi di un tempo, che fossero anime buone, rimaste sulla terra in penitenza o anime cattive, indigeste anche all’inferno. Le massaie le sentivano in suoni apparentemente inconsueti o senza origine, oggetti che cadevano inspiegabilmente, lo strepitio degli zoccoli di un cavallo che non era mai passato o nei passi uditi dalle stanze dei parenti defunti. Luci balenanti nell’oscurità delle campagne, I pastori le riconoscevano nel soffio di uno strano vento o in bestie di ogni genere e forma: Cani feroci, grossi caproni o buoi comparsi all’improvviso ad un crocevia. Le raccontano in molti presentarsi in carne ed ossa, a mezzanotte o a mezzogiorno,  sotto forma di stranieri che vagano per i pascoli. In tal caso sono presagio di morte. Se si tratta di persone conosciute invece, non di rado chiedono un’aggiustata all’abito o una messa in suffragio, perché possano trapassare in pace.

Ho venticinque anni. La sera di Ognissanti mamma riordina ancora la casa e accende dei ceri. Lascia aperta una finestra o una porta. Le Anime dei Morti arrivano per mangiare, dice.

-Non si esce stanotte eh…Chi bi sunt sas animas! Chi no ciuat! “Ci sono le anime, porta sfortuna!”

Io faccio le ore piccole e quando rientro mangio tutti i papassini che trovo sul tavolo. Ai morti non dispiace.

 

Vittorio Cuccheddu

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