Un fermento che dura seimila anni

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Ozieri

C’è una sottile ansietà a guardare le case dall’alto. È come un nervosismo bonario, tipo quello del fornaio che guarda il pane mentre cuoce, o quello del pastore che soppesa una forma di pecorino tra le mani.

È notte. Sopra di noi una grande una falce lunare illumina il cielo. Le luci di Ozieri si riversano a cascata sul fianco del monte e a valle si spande la pianura di Chilivani. Di giorno quell’orizzonte sembra un western. Siamo ospiti di Sebastiano e Sabrina all’agriturismo Sa domo de s’olia. Sono due ragazzi solari ed intelligenti. Il nostro soggiorno, curato nel dettaglio è un inno al biologico, al chilometro zero e all’artigianale. Quando parliamo ci raccontano di un lavoro faticoso, vessato dagli umori del mercato e poco tutelato, ma lo fanno col sorriso di chi lotta per una giusta causa. Come loro, decine di altri ozieresi ci accolgono attraverso il nostro tour e ognuno ha un prodotto buono e sano da offrire. Ognuno ha una realtà propria, costruita nel tempo sulla qualità e tutti sono capaci di descriverla bene. 

Visitiamo Ozieri fino in fondo, dalla vena ,”Sa Ena” di Fontana Grixoni. Meccanismi sotterranei trasformano l’acqua che sgorga dalla roccia, in zampilli che bagnano il marmo. Ci spingiamo lungo i cunicoli delle grotte di San Michele. Scopriamo che culture più antiche di quella nuragica qui hanno sepolto ricordi. Ci perdiamo nelle forme ambigue e misteriose della cattedrale di Bisarcio. La guardiamo incupirsi tra le nuvole, avvolta dagli stormi di taccole. Scopriamo gli antichi fasti di Palazzo Costi e la storia del lavoro al Molino Galleu. Ci ritroviamo nei percorsi del museo archeologico e nella durezza del bronzo. Qui è conservato il pugilatore nuragico.

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Si cerca di stare al passo insomma, saltellando tra una tappa e l’altra con la pancia gonfia. Gli altri blogger hanno un sacco di cose interessanti da raccontare e condividere.

Così tra un vino rosso e una corsa ci guardiamo attorno. E ci accorgiamo di qualcosa che affiora. Un fermento. Prima è partito dal basso e ci ha seguito, lungo gli infiniti scalini di pietra. Poi si è sparso tra le altane dei vecchi palazzi ed filtrato dalle cantine brulicanti di giovani e anziani, dai ristoranti e dai bar. Un fermento cresciuto negli uliveti, nei campi di grano attorno al paese e che abbiamo ritrovato nei mulini e nelle botteghe. 

Questo luogo ha una grandissima voglia di farsi conoscere. Ha voglia di continuare a crescere, moderno e sano. Lo fa sfruttando la cultura che ne caratterizza il passato, ma anche raccogliendo tutta la preparazione necessaria oggi allo sviluppo di un contesto salubre e turisticamente competitivo. C’è la cultura, c’è la preparazione tecnica e c’è soprattutto l’animo. Se volete sentire il calore che la città di Ozieri è in grado di dare, l’appuntamento è il 1° Dicembre per la celebrazione de Su Trinta ‘e Sant’Andria. Il vino nuovo, le cantine e la grande generosità degli ozieresi.

Le persone e l’impegno

Troviamo doveroso ringraziare tutti coloro che ci hanno ospitato durante il blog tour 2018, a partire da Sabrina e Sebastiano del bellissimo B&B Sa domo de s’olia. Grazie al titolare del ristorante il Teatro, forte degli ottimi piatti che serve. Un abbraccio alle signore Leonarda e Maria Assunta di MOICA Ozieri, che ci hanno insegnato a fare i maccarrones de ungia con la semola del Molino Galleu. Un caloroso grazie alla Signora Galleu, che ci ha raccontato con tanta emozione la storia del mulino e dell’arte molitoria della sua famiglia. Grazie a Vincenzo della cantina Sanna che ci ha offerto il suo vino e raccontato entusiasta de Su Trinta ‘e Sant’Andria e della sua enorme torta. Felici di aver conosciuto i ragazzi del bar Lo Svizzero che offre generazioni di storia e vini eccellenti. Tante grazie ad Alessandro Manca, per la memorabile lezione sull’olio e alla sua famiglia de Sa Tanca e Sos Muros Rujos, dalle eccellenti produzioni. Un abbraccio ai “I ragazzi” Sos Piseddos ‘e Sevadore Asole che ci hanno fatto bere e ballare, così come quelli de Sa Cantina ‘e S’a-inu, con la loro bellissima terrazza. Che dire del ristorante La Torre? Le pizze gourmet più buone mai mangiate, oltre che un personale insuperabile. Tanta stima anche per Agnese Cabigliera, di Cabigliera e Zidda e la sapienza con cui produce ottimi formaggi. Grande esperienza al Bar Palace il cui titolare dedica ampio e sempre nuovo spazio alle piccole cantine di qualità. Grazie a Piras formaggi, ai salumi Bardana e alla pasticceria L’artigiana per le favolose copulette. Grande ammirazione poi per le bravissime guide di Ozieri. Ci hanno condotto attraverso le Grotte di San Michele, il Palazzo Costi, la cattedale di Bisarcio, attraverso il Museo Archeologico “Le Clarisse” e la fontana Grixoni. Un elogio speciale va all’assessore Anastasia Ladu e all’amministrazione tutta della città di Ozieri per la grande premura e l’entusiasmo mostratoci.

Dulcis in fundo, un grandissimo grazie a Maria Vittoria Pericu di Flanieren in Sardegna e a Giuseppina Deligia di Bimbo in spalla. A loro il merito di averci coinvolto in questa memorabile avventura e di averci fatto conoscere tante belle persone.

Torneremo presto!

Vittorio Cuccheddu

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