Sassari, con occhi diversi

Omicidio in casa Quesada
La Chiave del Cuore di Sassari
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Tramonti malinconici…

Sassari è la mia città e la adoro per molte cose. Ma sono i suoi tramonti che mi hanno conquistato. Complice, un ricordo tanto personale, quanto banale: le vacanze di Natale dei 17 anni e un tramonto da lasciare tramortiti. Ero tutto intento a pensare ai fatti miei, ai progetti, alla patente da prendere e alla quotidianità,  e di colpo alzo il naso: il cielo vermiglio sopra, la città ben visibile sotto, e il Golfo dell’Asinara in lontananza, mentre calava il buio. Uno di quei rari momenti, magici davvero, in cui non pensi a nulla, e guardi, ascolti la realtà che ti circonda.

… E anima molteplice.

Sassari è tramonti commoventi, ma anche molto altro: è la seconda città per grandezza della Sardegna, nata nel medioevo e fattasi grande come Libero Comune, da sempre piazza di scambi economici, mercantili, e culturali e linguistici.  Ed è la lingua, uno dei suoi aspetti più identitari. Anzi, le sue lingue: perchè in origine in Città si parlava il sardo, come nei paesi vicini, tanto da essere utilizzato (con il latino) per la scrittura degli ordinamenti del Libero Comune, gli Statuti Sassaresi della fine del Duecento. Sardo che nei secoli, complici un forte rapporto di scambi con Pisa, Genova, e una forte presenza corsa, è evoluto nell’attuale dialetto sassarese. Un vero e proprio linguaggio crossover, di transizione. Può una lingua dire qualcosa della gente che lo parla? Io credo di sì: e il sassarese parla di quella vocazione della Città a essere da una parte gelosa custode della sua identità, dall’altra a essere luogo di incontro, hub che connette il Nord dell’Isola al resto del mondo, grazie anche al suo Ateneo, il più antico della Sardegna.

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Perchè scoprirla, o riscoprirla?

Sassari non è una città tipicamente turistica, e forse è per questo che merita tanto di essere visitata. Non è una vetrina a uso e consumo del turismo di massa, ma una città con tante anime profonde, diverse, genuine. Ma io inviterei qualunque amico che non lo avesse fatto a immergersi nei vicoletti del centro storico e a stupirsi quando improvvisamente le viuzze si aprono sulla piazza del Duomo. E ce lo ritroviamo lì, candido e torreggiante, con la facciata barocca da ammirare stupiti. E lo inviterei, questo amico che Sassari non l’ha mai visitata, a Maggio, a vedere la Cavalcata Sarda, quando da tutta l’Isola la gente converge o per mostrare, o per ammirare , la bellezza degli abiti tradizionali del nostro piccolo, complesso e meraviglioso continente. Nata come sfilata dedicata a personalità di rilievo giunte in visita (per esempio, Umberto I nel 1899), è ormai una delle feste principali dell’estate sarda. Volete qualcosa di più particolare, di più caratteristico? Venite il 14 agosto, qui assisterete ad un film completamente diverso: tutti sono pronti da mesi, da un anno direi, alla Faradda di li Candareri. L’aria è elettrica, perchè questa è la Festa più sentita dai sassaresi. La processione è nata intorno al ‘500, (anche se si innesta su precedenti tradizioni religiose pisane) quando le autorità civili, religiose, e il popolo fecero voto solenne di celebrare ogni anno la Vigilia dell’Assunzione di Maria, per ringraziarla di aver liberato Sassari dalla Peste. A portare in processione gli attuali 11 Candelieri sono i Gremi, le antiche associazioni di lavoratori e artigiani che accompagnano da secoli la vita cittadina. Una sera di Festa per le vie del centro,  fra due ali di folla, in mezzo alle quali ballano le pesanti colonne lignee accompagnati dal suono del tamburo.  E qui, in mezzo agli auguri “A zent’anni” che tutti si scambiano, vedrete perchè il sassarese è tenacemente legato alla sua Città.

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