La questua in Sardegna

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Piazze e vicoli illuminati a festa sono ormai un meraviglioso must del periodo natalizio!

La funzione della questua

Quando le Feste finiscono… Si preparano le prossime!

Feste terminate? Niente paura!

Le Feste sono quasi passate… Gli interminabili pranzi e i momenti passati in famiglia giungono al termine. I parenti e gli amici tornati “da fuori”, sono in procinto di ripartire: sono quei giorni dopo Capodanno in cui sembra di essere sospesi, è un lento riabituarsi alla normale routine quotidiana. Sembra un po’ malinconico, no? Beh, dipende! E’ nel periodo tra Natale e l’Epifania, che si svolgeva un rito tanto importante quanto divertente, dal Nord al Sud della Sardegna: la questua!

La questua, musica e scherzi in cambio di offerte

La questua era il modo in cui i comitati organizzavano, e ancora organizzano, i festeggiamenti dedicati o al Santo loro patrono, o a feste laiche, come il carnevale. Oggi, per sentire un concerto natalizio, siamo abituati ad andare nelle piazze adornate dalle luminarie o a mettere su una playlist a tema. Immaginate invece, mentre siete affaccendati a casa, che il concerto arrivi a domicilio! E così accadeva diffusamente sino agli ’60, quando un rumoroso e allegro gruppo di persone veniva a bussare alla porta. Chitarre, strumenti vari, o anche le sole voci dei quattro uomini che formano il cuncordu. Cosa è il cuncordu? E’ una sorta di “coro” di quattro persone, a quattro voci, diffuso sino agli ’60 in molte comunità del Centro-Nord Sardegna (e in alcune sopravvissuto sino ad oggi), da Sassari a Tempio, da Santu Lussurgiu a Orosei passando per Castelsardo e Bonnanaro. E’ quasi un incontro tra il canto a tenore barbaricino, e i canti liturgici gregoriani e del periodo della Controriforma del ‘600, anni in cui le Confraternite si diffusero nei Paesi cattolici e nella stessa Sardegna. Anche se molto legato alla sfera religiosa, il cuncordu aveva anche un lato più profano. Attenzione! Non solo divertimenti e prese in giro erano i temi delle questue: a Sassari, a Castelsardo e anche presso Bonnanaro era diffuso il canto de Li Tre Re ( o Sos Tres Res), un antico canto a tema natalizio. Racconta il viaggio dei Tre Re Magi verso Gesù e in particolare la Natività, con un linguaggio tanto semplice e comprensibile, quanto fedele alla tradizione cristiana. E così, fra uno scherzo e un richiamo alla sacralità delle Feste in corso, si girava tutto il paese, o la città.

Si offriva da bere ai questuanti e si ascoltavano i canti, che spesso erano canzonatori e irriverenti, con protagonisti persone o fatti noti alla comunità. Dopodichè si faceva l’offerta, o in denaro, o in beni alimentari o comunque utili allo svolgimento dei festeggiamenti. E bene attenti a non essere avari, per non finire canzonati nelle rime dei questuanti! E quindi, fichi secchi, lardo, frutta secca, olio, vino: tutto quello che si poteva facilmente conservare sino a Carnevale. Perchè dal Natale, la questua aveva proprio questo fine: organizzare i pasti comunitari del Giovedì e Martedì Grasso, spesso aperti a tutta la comunità.

Che dite, lasciamo la malinconia delle Feste quasi terminate e ci prepariamo al Carnevale?

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