Castello di Pontes, la guardia armata di Galtellì

0
1497
Condividi

Il castello di Pontes fu posto a guardia dell’antica cittadina di Galtellì e della ricca valle del fiume Cedrino. E stato il classico esempio di una lunga serie di fortificazioni giudicali che vennero lasciate andare in rovina dopo la conquista aragonese.

Le antichissime origini del castello di Pontes

Luogo di grande importanza strategica da sempre, è circondato da resti nuragici e basi di fortificazioni romane su cui venne innalzata la rocca medievale. Proprio su tali fondamenta antichissime è stata individuata una data, il 1070, anno stimato come la nascita del castello. All’epoca il giudicato di Gallura aveva – e mantenne sempre – stretti contatti con la potente e florida città di Pisa, orgogliosa repubblica che puntava a controllare il Tirreno.

Per questa ragione le maestranze che si dedicarono ad innalzare mura e torri furono quasi certamente toscane. Toscani furono anche molti dei vescovi che si insediarono a Galtellì, le cui tombe si possono ammirare nell’antica cattedrale romanica di San Pietro.

La rocca di Pontes non si trovava all’interno della cittadina, ma pochi chilometri più avanti, sopra un tacco di roccia calcarea alto 175 metri. Nel suo periodo di massimo splendore la fortezza vantava due cinte murarie, una sulla vetta e una un po’ più in basso, a fare da primo antemurale difensivo.

Il castello di Pontes e i pisani

La sua storia, legata alla lotta contro le scorrerie piratesche degli arabi e alla forte influenza pisana sul Giudicato di Gallura, è immersa nella nebbia del tempo. Il castello di Pontes conobbe una vita travagliata. Le tracce archeologiche attestano che fu più volte costruito e rimaneggiato, proprio per garantire una maggiore funzionalità alle continue esigenze militari.

In quel periodo la curatoria – antica suddivisione amministrativa giudicale – di Galtellì era una delle più importanti, seconda solo quella di Civita. Risultava quindi un centro di potere di tutto rispetto, appetibile sia per i sovrani galluresi che per i loro nemici.

Una notizia di rilievo risale al 22 Aprile 1138. In tale data Papa Innocenzo III emanò una bolla con cui concedeva all’arcivescovo di Pisa la giurisdizione sulle diocesi sarde di Civita e Galtellì in compensazione di tre diocesi della Corsica cadute in mani genovesi.

Galtellì, tra l’XI e il XIII secolo, assunse un’importanza sempre più rilevante. Mantenne tale status anche quando, dissoltosi nel 1288 il Giudicato di Gallura, divenne parte della Repubblica di Pisa. Il suo ruolo iniziò a decadere solo dopo il 1324, quando i catalano-aragonesi sbarcarono in Sardegna.

La conquista del castello di Pontes da parte catalano-aragonese

Nel 1333 le cronache ne certificano la conquista da parte dei nuovi invasori. Fino al 1420 la rocca fu testimone delle lotte tra aragonesi e arborensi, volte a stabilire chi sarebbe stato arbitro ultimo del futuro dell’isola.

Con la fine delle guerre e la totale sottomissione della Sardegna la fortezza smise di essere abitata in maniera continuativa. Nel 1449 il feudatario aragonese Ernesto Guevara vendette il suo titolo al barone Salvatore Guiso e il paese di Galtellì si vide privare della centralità del suo ruolo. In più, l’11 settembre del 1495, Papa Alessandro VI Borgia, con la bolla Sacrosanta Romana Ecclesia, abolì la diocesi galtellinese e la annesse all’Arcidiocesi di Cagliari.

Decadenza del castello di Pontes sotto i baroni Guiso

Il castello divenne proprietà dei Guiso, signori di Orosei e Galtellì, ma ben presto anche loro abbandonarono del tutto i suoi ruderi. Dopo numerose dispute con il fisco, i loro discendenti lo cedettero all’erario sardo-piemontese nel 1808. Nel 1838 la fortezza venne riscattata dal demanio statale. Alla fine del XIX secolo erano ancora visibili due torri dell’antica struttura, sempre più invasa dagli arbusti e soggetta ad vandalici, depredata di molti reperti rimasti e seppellita dai detriti.

Il luogo ispirò Grazia Deledda, che visitò il centro di Galtellì quando questo era in piena decadenza, immemore del suo passato. La scrittrice riportò nel suo libro “Leggende Sarde” l’antica e suggestiva storia popolare sul castello, orami ridotto ad un rudere, relativa allo spirito del suo barone che vagava di notte per le mura diroccate, sorvegliando i suoi tesori.

Di seguito la riportiamo integralmente.

Castello di Pontes - leggende sarde Grazia Deledda

 

Alberto Massaiu

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here