Pozzo di Santa Barbara e Miniera di San Giorgio

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Pozzo di Santa Barbara - visione aerea
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Non troppo lontano dal centro di Iglesias, su un altopiano raggiungibile attraverso un’affascinante strada bianca dissestata, si trova il Pozzo di Santa Barbara. Circondato dai resti delle case dei minatori, stazioni ferroviarie e camini di mattoni rossi immersi nella natura, offre uno spettacolo sorprendente.

L’area è chiamata Seddas is Fossas, in memoria delle vecchie fosse pisane medievali citate anche all’interno del “Breve di Villa di Chiesa”. Questo era l’antico statuto cittadino della città, redatto nei primi decenni del XIV secolo. A causa del grande volume di attività che vi si svolgevano, erano numerose al suo interno le leggi per evitare conflitti tra i privati che avevano delle concessioni di scavo nella zona.

Tornano al Pozzo di Santa Barbara, va detto che all’improvviso, dopo un’ultima curva, questo vi si para davanti con la sua imponente struttura. Pare quasi un austero castello medievale, con tanto di mura merlate e una torre – in verità un camino – d’avvistamento.

Costruzione del Pozzo di Santa Barbara

Il Pozzo di Santa Barbara fu innalzato nel biennio 1870-71 per volontà del direttore della Società privata di Monteponi, Adolfo Pellegrini. Questi aveva progettato anche il Palazzo Bellavista e altre infrastrutture come la linea ferroviaria che collegava Monteponi al porto di Cannelles, presso Portoscuso. Il suo intento era quello di valorizzare i filoni individuati dai pisani nel Medioevo e secondo lui non sfruttati appieno con i loro metodi non industriali.

Nonostante i grandi capitali investiti, le imponenti macchine, le infrastrutture installate e gli ambiziosi progetti, questo sito risultò sempre meno produttivo rispetto alle aspettative. I pisani, a quanto pare, sapevano il fatto loro e avevano portato via il grosso del materiale prezioso, lasciando quantitativi ridotti in loco.

Ad ogni modo la società mineraria si impegnò ad estrarre argento, piombo e zinco costruendo, all’interno della magnifica struttura in stile medievale, una potente macchina a vapore da 40 cavalli. Questa era alimentata da un enorme fornace che venne ben presto etichettata col nome “sa macchina beccia” o “macchina vecchia”. La macchina serviva a mantenere operativa la sottostante miniera di San Giorgio, che scendeva per centinaia di metri al di sotto delle viscere del terreno.

La crisi del Pozzo di Santa Barbara

La produzione in questo particolare sito, come già detto, non fu mai particolarmente brillante. Questo fatto, unito alla lontananza rispetto al centro cittadino e ai costi logistici per mantenerlo attivo, lo fecero rapidamente decadere. La grande macchina a vapore venne smantellata e portata altrove, parte della struttura convertita ad uffici e infine abbandonata del tutto negli anni ’40 del XX secolo.

Il Pozzo di Santa Barbara, con il suo imponente maniero, diventò così una classica – ma bellissima – cattedrale nel deserto. Un edificio magnifico che ancora oggi, nonostante sia vuoto e abbandonato, trasferisce un senso di potenza e fascino decadente al visitatore. A memento della volontà dell’epoca di realizzare opere che fossero non solo funzionali al progresso industriale, ma anche celebrazione degli uomini che le ideavano, capaci di impressionare i visitatori e rendere orgoglioso chi lavorava al suo interno.

Il Pozzo di Santa Barbara, insieme a MonteponiVillaggio Asproni e Porto Flavia sono i siti raccontati nel reportage sull’Iglesiente realizzato a fine 2017.

Alberto Massaiu

Se ti interessa leggere l’intero reportage, scarica la rivista cliccando sulla copertina qui sotto:

Reportage HoS - Iglesiente Dic2017

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