Sa taschedda sarda, lo zaino tattico dei pastori

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Sa taschedda sarda
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Parte obbligatoria dell’equipaggiamento dei pastori dell’isola fin dai tempi più remoti, Sa taschedda sarda sta diventando per la sua semplice e lineare bellezza un vero e proprio oggetto di design, molto apprezzato tra i turisti.

Sa taschedda – Le origini

Sa taschedda sarda è uno strumento il cui utilizzo si perde nella notte dei tempi. Per comprenderne l’origine, si deve immaginare un mondo dove il pastore lasciava la propria casa per settimane, se non mesi. Salutati la moglie e i figli, da solo o con l’ausilio di un asino, partiva a far pascolare il gregge per la stagione.

Talvolta “sa tasca”, così si chiamava in passato “sa taschedda”, poteva essere perfino doppia, chiamata “sa bertula“. In tal caso erano due sacche legate tra loro, che si collocavano sul dorso dell’animale per portare piccoli strumenti per la vita in campagna. Tra questi l’immancabile leppa – il coltello tradizionale sardo a serramanico – e cibo facilmente conservabile per lunghi periodi di tempo.

Classici alimenti che potevate trovare al suo interno erano il pane carasau, la salsiccia secca e del formaggio pecorino ben stagionato. A questi andava aggiunto tutto quell’occorrente minimo per una severa vita all’aperto.

Ne venivano realizzate anche versioni più piccole e impermeabili, che facevano da riserva d’acqua o per il vino.

Sa taschedda – Le componenti

Il materiale utilizzato nel passato era la ruvida pelle di montone non conciata, mentre ora si preferisce la più delicata ed elegante pelle di vitello. Sa taschedda sarda assume una forma caratteristica simile ad un otre e si chiude all’imboccatura superiore con un solido laccio sempre di pelle, chiamato corrìa.

In tal modo si possono proteggere gli alimenti e in generale ogni oggetto risposto al suo interno. Per poterla portare agevolmente in spalla sa taschedda è dotata di due cinghie, simili alle bretelle di uno zaino, realizzate anch’esse in pelle di vitello.

Sa taschedda oggi

Ai giorni nostri, come abbiamo detto all’inizio dell’articolo, sa taschedda è diventata un vero e proprio oggetto di design, molto apprezzato sia dai turisti che come regalo, specialmente se si ha la fortuna di avere qualche parente che proviene dalla Barbagia.

Sa taschedda sarda tradizionale, color pelle naturale, è la più fedele alla tradizione. Va detto però che molti artigiani hanno sviluppato varie versioni delle stessa, con colori e motivi diversi, che si rifanno di norma a motivi sardi.

Le austere e affascinanti geometrie di animali, cavalieri e cacciatori vengono impresse mediante una tecnica arcaica, la marchiatura a freddo, che arricchisce sa taschedda con sobria bellezza.

Se ancora oggi questo duttilissimo strumento viene utilizzato dai pastori per la sua grande praticità, ora sempre più persone – compresi molti non sardi – lo scelgono come oggetto da collezione o come zainetto alternativo da viaggio o per piccole escursioni a piedi, in bici o in fuoristrada.

Alberto Massaiu

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