La Chiave del Cuore di Sassari

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In ciabi è un modo di dire che, mutevole come tutto il resto, ha cambiato spesso origine ma quasi mai il senso. Lu Sassaresu in ciabi, il Sassarese in chiave, oggi è una figura dai contorni sfumati come lo sono le mura della città, ormai fagocitate dall’espansione dell’urbe. Tuttavia conserva immutato uno spirito di appartenenza che si combina senza conflitto con il carattere cosmopolita della ziddai di Sassari, ma soprattutto rimane a testimonianza di un cuore, il centro storico, custodito nelle epoche.

“ca è drentu è drentu, ca è fora è fora”, chi è dentro le mura è dentro e chi è fuori è fuori, così urlava la guardia prima del coprifuoco notturno in tempi remoti. Questa differenza tra l’esterno e l’interno definiva lo status: essere un Sassaresu in ciabi, che aveva simbolicamente le chiavi della città, significava far parte al nucleo fondatore del comune.
Questa sorta di campanilismo è presto sbiadito in favore dell’integrazione, Sassari è fiorita con gli scambi e i mercati e il mix che ne è derivato ha un sapore multietnico.

Eppure, appena imbocchi Via al Rosello, l’atmosfera che si respira è molto diversa dal resto della città.

Tutto racconta: sotto il selciato e i sampietrini diversi metri di gusci di lumachine, usati virtuosamente per assestare il manto stradale mescolandoli a ghiaia e malta, fanno capire da quanto tempo la prelibata ciogga minudda o ciogghitta sia apprezzata dai locali. I mattoni in tuffo sono testimonianza di praticità, modellati con facilità tagliando il tenero calcare sul quale l’intera Sassari poggia. La Chiesa di Santa Caterina, racconta di una magia ingegneristica che la vede sparire dalla sua iniziale posizione, l’odierna piazza Azuni, e spuntare poco più in basso nell’omonima piazza. Le vie percorse dai Gremi durante la Faradda e dal ramingo Trappadè ospitano oggi una quotidianità storica, unica e genuina, come i profumi che si diffondono dal forno della pizzeria Cocco o i colori sgargianti dell’artigianato sartoriale della bottega Bagella. Resta in qualche modo anche la presenza di quello che non c’è più, come il Castello, di cui rimangono solo le fondamenta incastonate sotto la piazza omonima e le antiche prigioni del carcere di San Leonardo, ora celate agli occhi dalla serranda chiusa della fu Tipografia Chiarella.

In mezzo a questo vociare di storie e racconti, il centro nevralgico, il crocevia dove tutto passa e tutti sono i benvenuti è il salotto buono di Piazza d’Italia, spazio comune teatro di eventi di ogni foggia. Il Weekend dei Gusti che il 14 e il 15 Dicembre popolerà questo spazio e le zone limitrofe in una grande rete di piccoli appuntamenti dal Mercato Civico in sù,  è una dichiarazione d’amore dei commercianti del centro per la Città e viene celebrata attraverso l’inossidabile convivialità dei suoi abitanti. Arrivato alla sua dodicesima edizione sarà un momento di incontro fatto di sapori caratteristici, luoghi unici e il piacere di incontrarsi in strada, gli ingredienti fondamentali secondo l’Associazione Taribari, organizzatrice dell’evento in collaborazione col Comune di Sassari e Regione Autonoma della Sardegna.

L’affresco che viene a delinearsi merita l’attenzione dei vostri sguardi e del vostro appetito e per goderne non c’è neanche bisogno di bussare, il centro è sempre aperto.

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