I Giganti di Mont’e Prama

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Una scoperta che ha riscritto la storia dell’arte del Mediterraneo

E’ il marzo del 1974: alcuni agricoltori preparano, come a ogni stagione, la semina in un campo presso Cabras, in località Mont’e Prama. Durante l’aratura del terreno sabbioso i lavoratori estraggono, come sempre succede, pietre e manufatti in terracotta. Ma qualcosa in quelle pietre attira infine la loro attenzione, tanto da indurli a fermarsi: quello che sembra il volto di una statua. Il lavoro si interrompe, le pietre vengono esaminate meglio, e ci si rivolge alle autorità competenti. La scoperta risulterà essere parte di un complesso statuario che riscriverà la storia dell’arte del Mediterraneo Occidentale: sono appena state trovate le statue più antiche in questa vasta area, le uniche del genere mai trovate in Sardegna.

Gli scavi, la riscoperta

Dopo la fortunata scoperta, l’area di Mont’e Prama venne interessata da una prima fase di scavo che va dal 1975 al 1979 a cura della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari e Oristano e dall’Università di Cagliari. Nel corso dei lavori l’area risultò essere una necropoli, con circa 43 tombe a pozzetto (una tipologia di sepoltura poco frequente nella preistoria sarda), ricoperte da lastroni di arenaria come chiusura, e da oltre 5000 fra frammenti di statue e altre opere scuoltoree. Ma è solo nel 2007 che iniziano i lavori di restauro presso il Centro di Restauro di Li Punti, a Sassari, a opera della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Sassari e Nuoro. Fra 2007 e 2012 vengono catalogati, puliti e ricomposti 5178 frammenti, che vanno a formare le attuali 38 sculture. Dal certosino e attento lavoro di ricostruzione e restauro emergono 18 pugilatori, combattenti a torso nudo protetti da uno scudo e la cui arma principale era il “caestus”, sorta di tirapugni dell’epoca. Le statue sono paragonabili al modello del pugilatore riscontrabile fra i bronzetti nuragici, le statuine votive in bronzo diffuse in Sardegna e risalenti allo stesso periodo. Sempre fra le statue, sono presenti 6 arcieri e 3 guerrieri. Oltre le statue antropomorfe, scolpite in calcare, che vanno dai 185 ai 200 cm di altezza, sono stati ricostruiti anche 9 betili scolpiti in arenaria (statue raffiguranti, probabilmente, la divinità), 16 modelli di nuraghe (come a Palmavera, presso Alghero. Questi sono di varie forme: semplice, quadrilobati, ottalobati), e uno scudo ancora non associabile a nessuno fra i guerrieri ritrovati, tutto sempre in calcare. Il lavoro di restauro, e la comprensione dell’importanza del sito, portano fra 2014 e 2016 a eseguire nuove campagne di ricerca e scavo nell’area, che aprono all’ipotesi di un’area archeologica vasta circa 6 ettari.

Il contesto culturale intorno ai Giganti

I Giganti di Mont’e Prama ci mettono davanti a tanti interrogativi. Partiamo, intanto, dal fatto che si tratta di un unicum fra tutti i ritrovamenti del periodo nuragico della Sardegna. Certo, sono paragonabili ai famosi bronzetti, le statuette in bronzo votive trovate in tutti gli angoli dell’Isola. Ma i bronzetti sono, appunto, opere votive, destinate a un uso religioso, più antiche. I Giganti sono opere funerarie. Opere, fra l’altro, distrutte dall’uomo. E questo, apre un’altra serie di domande: chi li ha distrutti, e perchè? Chi le ha commissionate e costruite? Beh, gli unici dati certi, da cui si possono fare delle ipotesi, sono questi: le statue sono datate all’Età del Ferro, fra IX e VIII secolo a.C. quindi in un momento di grandi cambiamenti della società sarda. Le statue sono state, come detto prima, distrutte, e i resti sparsi volutamente sopra le sepolture a pozzetto. Una ipotesi interessante è che i Giganti siano stati costruiti come tributo alla Civiltà Nuragica, dai nuragici stessi: una sorta di richiamio all’identità, o di una singola comunità, o di un mondo che andava in quel periodo a confontrarsi con i mercanti fenici che frequentavano Tharros, in un rapporto di incontro/scontro. Perchè scontro? Perchè, fra le ipotesi sulla distruzione delle statue, vanno considerate diverse possibilità: uno scontro interno fra nuragici autoctoni, ma anche uno scontro fra nuragici e fenici (intorno al VII sec. a.C.), o, forse, una distruzione del sito ad opera dei Cartaginesi presenti nel territorio nel IV sec. a.C.

Ma, ecco un punto fondamentale: se non ci fosse stato questo incontro fra diverse culture, difficilmente queste opere d’arte sarebbero state realizzate. Perchè, se fosse vero che si tratta di un tributo voluto degli ultimi nuragici in memoria degli splendori dell’Età del Bronzo e degli antenati costruttori di Torri, è anche vero che lo stile, il gusto artistico, e forse la stessa manodopera, sono di influenza orientale. I Giganti ci raccontano una storia complessa, ancora non del tutto svelata, che in fondo ha una morale: è dall’incontro fra culture diverse che si originano le forme di arte più bella.

Volete ammirare queste opere imponenti, conoscere meglio la loro storia?

Potete visitarli presso Cabras, al Museo Archeologico comunale Giovanni Marongiu, e Cagliari al Museo Archeologico Nazionale.

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